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sabato 13 novembre 2010

Bruno Munari: "Quando qualcuno dice: questo lo so fare anch'io, vuol dire che lo sa rifare altrimenti lo avrebbe già fatto prima. "


È stato uno dei massimi protagonisti dell'arte, del design e della grafica del ,XX secolo, dando contributi fondamentali in diversi campi dell'espressione visiva e non visiva con una ricerca poliedrica sul tema del movimento, della luce e dello sviluppo della creatività e della fantasia nell'infanzia attraverso il gioco.Egli è figura leonardesca tra le più importanti del novecento italiano.Bruno Munari domina la scena milanese degli anni cinquanta-sessanta; sono gli anni del boom economico in cui nasce la figura dell’artista operatore-visivo che diventa consulente aziendale e che contribuisce attivamente alla rinascita industriale italiana del dopoguerra.Munari partecipa giovanissimo al movimento futurista, dal quale si distacca con senso di levità ed umorismo, inventando la macchina aerea (1930), primo mobile nella storia dell'arte, e le macchine inutili (1933). Verso la fine degli anni ‘40 fonda il MAC (Movimento Arte Concreta) che funge da coalizzatore delle istanze astrattiste italiane prospettando una sintesi delle arti, in grado di affiancare alla pittura tradizionale nuovi strumenti di comunicazione ed in grado di dimostrare agli industriali la possibilità di una convergenza tra arte e tecnica. Nel 1947 realizza Concavo-convesso, una delle prime installazioni nella storia dell'arte, quasi coeva, benché precedente, all'ambiente nero che Lucio Fontana presenta nel 1949 alla Galleria Naviglio di Milano.È il segno evidente che la problematica di un'arte che si fa ambiente e in cui il fruitore è sollecitato, non solo mentalmente, ma in modo ormai multi-sensoriale, è ormai matura.
Nel 1950 realizza la pittura proiettata attraverso composizioni astratte racchiuse tra i vetrini delle diapositive e scompone la luce grazie all'uso del filtro Polaroid realizzando nel 1952 la pittura polarizzata, che presenta al MoMA nel 1954 con la mostra Munari's Slides.
È considerato uno dei protagonisti dell’arte programmata e cinetica, ma sfugge per la molteplicità delle sue attività e per la sua grande ed intensa creatività ad ogni definizione, ad ogni catalogazione.

"L'arte è ricerca continua, assimilazione delle esperienze passate, aggiunta di esperienze nuove, nelle forma, nel contenuto, nella materia, nella tecnica, nei mezzi."
"Se volete poi sapere qualcosa di più sulla bellezza, che cos'è esattamente, consultate una storia dell'arte e vedrete che ogni epoca ha le sue veneri e che queste veneri (o apolli) messi assieme e confrontati, fuori dalle loro epoche, sono una famiglia di mostri. Non è bello quello che è bello, disse il rospo alla rospa, ma è bello quello che piace."

[Arte come mestiere, Bruno Munari, Laterza]

Ettore Sottsass:"L'arte è un modo per vincere la paura... Un modo di tentare di finir dentro nell'ignoto, di fermarlo questo ignoto in qualche maniera"

Si laurea in architettura al Politecnico di Torino nel 1939, quindi inizia la sua attività a Milano nel 1947 dove apre uno studio di design, collaborando con Giuseppe Pagano. Nel 1949 sposa Fernanda Pivano. Fa in un primo tempo parte del Movimento Arte Concreta per aderire poi allo Spazialismo. Dal 1958 inizia la sua collaborazione, che durerà per oltre trent'anni, con la Olivetti in qualità di computer design. L'anno successivo vince il Compasso d'oro, primo di una serie di importanti riconoscimenti internazionali. Nel 1980 apre lo studio "Sottsass e associati" e nel 1981 fonda il gruppo Memphis insieme ad architetti di prestigio di tutto il mondo. Vari sono i campi artistici in cui si sperimenta, in particolare nelle arti visive. Nel 1988 esce Terrazzo, rivista da lui ideata e realizzata, e che uscirà fino al 1996. Grandi mostre internazionali e grande fama: Sottsass è stato uno dei più grandi nomi del design e uno dei maggiori architetti del secolo scorso.
Morì il 31 dicembre 2007 per complicanze cardiache di una influenza.

 

"Il mio vago treno accelerato sta entrando in stazione e rallenta molto.
Dal finestrino vedo soltanto treni fermi, vuoti, che aspettano, rotaie vuote, vagoni rossi da trasporto – di quelli che hanno portato i prigionieri a Auschwitz – qualche erba cresciuta in solitudine in mezzo alle macchie nere di grasso.
All'orizzonte la città dei molto risparmiati metri quadri dell'industria edile.
Devo scendere. Non ho più niente da fotografare.
Fuori dalla stazione anche i taxi aspettano. C'è un qualche "Bar – caffé", un negozio di cravatte, la Banca dell'Artigianato, una trattoria con le tendine di pizzo chiuse.
C'è il benessere della civiltà occidentale...
Mi sono sbagliato. In Sardegna, a Cala di Volpe, nel porto avevo visto almeno duecento yacht enormi, bianchi, puliti con grandi mazzi di gladioli rossi sul ponte e belle signorine che aspettavano la notte in bikini.
Forse il benessere è lì ma non ho capito per quale benessere si fanno le guerre. Ahimè!"


[Foto dal finestrino, "Domus", Milano, n. 900, febbraio 2007]



NB. Questa foto l'ho realizzata di ritorno da  Chicago ,viaggio bellissimo,
guardando dal finestrino ...."l'orizzonte infinito".... ;)

"In Italia si chiama amore"


Un simpatico episodio dal film documentario "In Italia si chiama amore" del regista torinese Virgilio Sabel. La voce narrante è quella di un giovanissimo Nino Manfredi. Anno di uscita del film 1963.La scena è stata girata a Reggio Calabria nei pressi della ferrovia. Il fatto è realmente accaduto ed è tratto dalla cronaca locale del tempo.


cos'è?

Secondo me è un lavoro di Keith Haring...e rappresenta i "Cromosomi" , in quanto egli non ha mai smesso di credere che l'arte fosse capace di trasformare il mondo, poiché le attribuiva un'influenza positiva sugli uomini...quindi arrivare alla proprietà simmetrica dell'uguaglianza "L'arte =  La vita allora La vita = L'arte".